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Giunco e Calabria

“Chicati jungiu ca a china passe” (piegati giunco che la piena passa) il giunco forse è l’elemento che più racchiude e rappresenta l’essenza del popolo calabrese, che con la sua tenacia e determinazione ha per secoli portato sulle spalle il peso di dominazioni prima e soprusi da parte del ceto dominante poi, sopportando e resistendo a tutto ciò. Proprio come fa il giunco che per quanto esile e fragile riesce a resistere alla dirompente furia delle fiumare invernali.

Molte volte si legge, anche su riviste prestigiose, del giunco come materiale utilizzato per realizzare cesti e canestri. Viene così impropriamente collocata questa fibra come la principale materia prima utilizzata in cesteria. Ovviamente è una affermazione quasi totalmente errata dettata da poca serietà e dalla superficialità con cui molti  effettuano le ricerche storico-antropologiche.

Con il termine generico giunco si vanno ad raggruppare più di 400 varietà botaniche della famiglia delle juncaceae, e di questa grande famiglia soltanto poche varietà vengono utilizzate in cesteria.
Vedremo ora le varietà di giunco utilizzate nella cesteria tradizionale calabrese.

La prima varietà che esamineremo è il juncus acutus chiamato in lingua calabra vruddru o vrullu in base alle diverse provincie. Questa varietà viene utilizzata per la realizzazione delle fuscelle. Lavorazione delle fuscelle Giunco spinoso juncus acutus Fuscelle di giunco Tra le principali caratteristiche vi è la punta acuminata da cui il nome, e l’anima interna dello stelo piena che lo rende molto resistente e duraturo. Lo stelo raggiunge una lunghezza di 120/150 cm, a differenza di altre parti d’Italia si raccoglie mietendo con un falcetto gli steli “a raso”. La raccolta avviene solitamente nel mese di settembre.

Altra varietà utilizzata è il juncus inflexus chiamato junciu o jungiu in Calabria. A differenza del vruddru risulta molto morbido e flessibile grazie all’anima interna ( muddrica o mullica) molto soffice. Ha una lunghezza che varia da 50 a 100 cm. Questa varietà viene utilizzata sia per la cesteria a spirale, che per la realizzazione di ventagli.

 

Rientra tra l’altro nei sette materiali utilizzati nella realizzazione dei crivi di Belmonte Calabro insieme al juncus effusus chiamato junciu pappice. Crivo di Belmonte Come il junciu risulta essere molto morbido e malleabile, si presta bene per realizzare legature. Ha una lunghezza che sfiora e a volte supera i 200 cm. La raccolta varia dal mese di giugno a settembre.

 

 

 

Giunco

 

Infine vi è il juncus maritmus utilizzato per la realizzazione delle nasse. Ha delle caratteristiche molto simili al juncus acutus. Queste appena descritte sono le varietà che tradizionalmente vengono utilizzate in Calabria, rigorosa era la selezione e l’attenzione data all’essiccamento e il successivo ammollo, perché da queste accortezze deriva il buon esito dell’intreccio. Ciò non toglie che anche altre varietà presenti nel territorio, seppur non utilizzate tradizionalmente, si prestino bene per essere lavorate ed intrecciate.

Andrea Perrotta

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