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Savelli – il paese dei cestai

Savelli - il paese dei cestai
Ragazza nel costume tipico da pacchina savellese durante la raccolta di frutta. Savelli 2018.

 

Savelli nasce, come tanti altri comuni calabresi, all’indomani dei violentissimi terremoti del 27 marzo  e dell’8 giugno 1638, quando i profughi provenienti dai comuni di Scigliano e Carpanzano, devastati dal sisma, migrarono verso le terre di Umbriatico, insediandosi poi nella località Scalzaporri ricadente nel territorio di Verzino. Il nuovo abitato avrebbe preso il nome di Savelli in onore della principessa Carlotta Savelli, figlia del principe di Albano Paolo Savelli.
La tradizione vuole che tra i fondatori del nuovo borgo vi fossero molti cestai e bottai, provenienti dai comuni di Scigliano e Carpanzano.
E proprio questa arte continuò a vivere per secoli in questo piccolo borgo arroccato sui monti della Sila, quasi a vegliare sulla vallata del fiume Neto e sulla poco distante città di Crotone.

Cistella
Cistella

I savellesi fecero della cesteria  una vera e propria industria, e questi manufatti erano molto richiesti nei vari centri limitrofi, come ad esempio nella vicina San Giovanni in Fiore.
Tutto questo fu possibile grazie alla natura del luogo, che generosamente offriva in abbondanza tutto ciò che era necessario a tale industria: grandi boschi di nocciolo, castagno e quercia, infatti, garantivano scorte ai cestai che, durante tutto l’arco dell’anno, vi attingevano sempre in maniera parsimoniosa e rispettosa dei luoghi.

Porta cumpane
Porta cumpane

Un destino comune a molti mestieri tradizionali colpì anche questa arte savellese, ovvero l’avvento dell’industrializzazione e di nuovi materiali, come la plastica, fenomeni che ben presto travolsero irreversibilmente questa industria artigianale; ben presto questo sapere centenario andò perduto.

 

 

Luigi Greco ultimo cestaio di Savelli.
Luigi Greco ultimo cestaio di Savelli.

L’ultimo depositario di questa arte, Luigi Greco ci ha purtroppo lasciato qualche anno fa.
Durante una intervista mi raccontò come in tempo di guerra questa arte, tramandata in famiglia, li salvò dalla fame. In quegli anni di sacrifici e restrizioni la produzione di panari e cistelle  che producevano in campagna, nei pressi del fiume Lese, garantiva loro l’acquisizione di generi di prima necessità tramite il baratto con i contadini del luogo.

Fasi di realizzazione di un cesto. Savelli 2016.
Fasi di realizzazione di un cesto. Savelli 2016.
Panaro savellese
Panaro savellese

I cesti savellesi sono realizzati in lamina di diverse essenze, castagno, nocciolo, e più di rado in carigliu (cerro). Questo materiale garantisce la robustezza dei manufatti e nello stesso tempo offre il vantaggio di un’estrema leggerezza.  Tra le forme tipiche ricordiamo il panaro, la cistella ovvero il cesto senza manico, le quarte ovvero cesti di grandi dimensione, e non per ultimo i porta cumpane, dei veri e propri scrigni utilizzati per trasportare e conservare alimenti da portare a lavoro.

Oggi è possibile fare un tuffo nel passato visitando il piccolo ma ricco “Museo della Montagna silana” dove si possono ammirare questi meravigliosi manufatti.

Esposizione di cesti presso il Museo della Montagna Silana.
Esposizione di cesti presso il Museo della Montagna Silana.

Andrea Perrotta

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