Savelli – il paese dei cestai

Savelli – il paese dei cestai

Calabria, Tradizione
[caption id="attachment_1666" align="aligncenter" width="450"] Ragazza nel costume tipico da pacchina savellese durante la raccolta di frutta. Savelli 2018.[/caption]   Savelli nasce, come tanti altri comuni calabresi, all’indomani dei violentissimi terremoti del 27 marzo  e dell’8 giugno 1638, quando i profughi provenienti dai comuni di Scigliano e Carpanzano, devastati dal sisma, migrarono verso le terre di Umbriatico, insediandosi poi nella località Scalzaporri ricadente nel territorio di Verzino. Il nuovo abitato avrebbe preso il nome di Savelli in onore della principessa Carlotta Savelli, figlia del principe di Albano Paolo Savelli. La tradizione vuole che tra i fondatori del nuovo borgo vi fossero molti cestai e bottai, provenienti dai comuni di Scigliano e Carpanzano. E proprio questa arte continuò a vivere per secoli in questo piccolo borgo arroccato sui monti della Sila, quasi…
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Gli ultimi crivari di Belmonte Calabro

Gli ultimi crivari di Belmonte Calabro

Calabria, Tradizione
Belmonte Calabro è un caratteristico borgo della costa tirrenica cosentina. Famoso sin dai tempi antichi per la produzione di cordame in “putamu”, utilizzato soprattutto dai marinai. Purtroppo, con la produzione moderna questa arte è andata persa, ma ancora resiste un’altra laboriosa industria belmontese: quella dei crivi. Quest’arte resiste ancora in pochi artigiani che mantengono viva questa tradizione cercando di condividerla con gli altri per non perderla definitivamente. É il caso di Carmine e Anna Conforti, due abili artigiani che hanno aperto le porte della loro casa, accogliendomi con il garbo e il calore che un tempo regnavano sovrani nella popolazione calabrese, condividendo tecniche e segreti di questa arte. La realizzazione del crivo, a differenza delle altre forme di cesteria calabrese, ha delle regole ben precise. Vi sono delle misure da…
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Giunco e Calabria

Giunco e Calabria

Calabria, Tradizione
“Chicati jungiu ca a china passe” (piegati giunco che la piena passa) il giunco forse è l’elemento che più racchiude e rappresenta l’essenza del popolo calabrese, che con la sua tenacia e determinazione ha per secoli portato sulle spalle il peso di dominazioni prima e soprusi da parte del ceto dominante poi, sopportando e resistendo a tutto ciò. Proprio come fa il giunco che per quanto esile e fragile riesce a resistere alla dirompente furia delle fiumare invernali. Molte volte si legge, anche su riviste prestigiose, del giunco come materiale utilizzato per realizzare cesti e canestri. Viene così impropriamente collocata questa fibra come la principale materia prima utilizzata in cesteria. Ovviamente è una affermazione quasi totalmente errata dettata da poca serietà e dalla superficialità con cui molti  effettuano le ricerche…
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La Murtedda – il Mirto

La Murtedda – il Mirto

Puglia, Tradizione
Il mirto (myrtus communis) è un arbusto sempreverde originario della macchia mediterranea, appartenente alla famiglia delle Myrtaceae. La murtedda, come il mirto viene dialettalmente nominato in molti comuni del Salento, ha origini antichissime ed affonda le proprie radici nella mitologia classica. Pianta sacra a Venere, fu considerato infatti simbolo di fecondità. Gli studiosi fanno derivare la denominazione scientifica dal greco myron, cioè “essenza profumata”, con chiaro riferimento alle proprietà aromatiche della pianta. Innumerevoli sono gli usi a cui si prestano le varie componenti del mirto quali bacche, foglie e fiori che, avendo numerose proprietà officinali, oltre che aromatiche, non si limitano a rendere possibile la produzione del famosissimo liquore che è il marchio doc della regione sarda. La flessibilità del suo legno ha fatto sì che il mirto trovasse collocazione…
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Le tradizioni manduriane – Lu Panaru

Le tradizioni manduriane – Lu Panaru

Puglia, Tradizione
Lu panaru è un recipiente antico per tradizioni e storia. Si ricava dai ricacci delle frasche e da quelli delle canne, che crescono spontaneamente nelle nostre campagne. Sono risorse che la natura mette a disposizione, chiedendo in cambio solo gratitudine e rispetto. La frasca è per la struttura portante, la canna per il rivestimento. Lu panararu (il cestaio) con dure mani le intesse insieme dando vita ad un manufatto dall’aspetto piuttosto rusticano, ma che esprime tanta arte e tanta passione. Nella cultura contadina dell’epoca si costruiva per essere utilizzato nelle attività agricole. Soprattutto in inverno, di solito piovoso e difficile, il contadino panararu, non potendo lavorare in campagna, si rinchiudeva nella piccola capanna appositamente rimediata e costruiva panari in continuazione per esaudirne le richieste ed anche per sostenere l’esistenza della…
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